Il Medio Oriente conquista il red carpet dei Golden Globes 2026, portando in scena una couture che fonde architettura, artigianato e visione contemporanea. Grazie anche ad un dialogo estetico potente con l’Italia, che sta ridefinendo il concetto di lusso contemporaneo.
Da anni, la notte dei Golden Globes ha smesso di essere una semplice celebrazione del cinema per trasformarsi in un vero e proprio manifesto dell’evoluzione culturale globale, la consacrazione definitiva di un’estetica che sta ridisegnando i confini del lusso mondiale. Se un tempo il red carpet era dominio esclusivo delle maison parigine o dei grandi nomi italiani, oggi il baricentro si sta spostando anche verso est.
Nell’edizione 2026 il Medio Oriente, con la sua maestria artigianale e la sua visione architettonica dell’abito, ha dominato la scena, creando un dialogo estetico tra tradizione e contemporaneità che parla di cultura, heritage e identità.
L’architettura del tessuto: Ashi Studio per Kylie Jenner
Il momento più iconico della serata ha visto protagonista Kylie Jenner con una creazione di Ashi Studio. La maison, fondata dal designer saudita MohammedAshi, ha presentato un abito interamente ricamato a mano con paillettes metalliche anticate e cristalli. Non si è trattato di un semplice abito, ma di una sfida alle leggi della fisica: un gioco di “oro liquido” e volumi rigidi che richiamava le dune del deserto modellate dal vento. La scelta di Kylie Jenner conferma l’ascesa di maison capaci di superare i centri tradizionali della moda, dimostrando che l’abito non veste solo il corpo, ma abita lo spazio circostante con una precisione tecnica che ricorda le opere di Zaha Hadid
L’eredità libanese di Zuhair Murad e la couture mediterranea
Il Libano si conferma la “Milano del Medio Oriente”, capace di esportare un concetto di “bello” che è diventato lo standard per le star di Hollywood. Zuhair Murad, pilastro della couture libanese, ha vestito la presentatrice Nikki Glaser con un sofisticato abito rosa tenue della collezione Resort 2026, fondendo glamour classico e modernità. Tony Ward e Aleen Sabbagh hanno punteggiato il red carpet con dettagli ossessivi e rigore sartoriale. Oona Chaplin, in Tony Ward, ha incarnato un’eleganza mediterranea che unisce la scuola italiana al decorativismo prezioso del Levante. Aleen Sabbagh ha vestito Keltie Knight e Brittany Snow.
La moda come narrazione con Reema Dahbour e il tatreez
Tra i momenti più intensi della serata, l’apparizione dell’attrice Saja Kilani, che ha scelto una creazione della designer giordano-palestinese Reema Dahbour. Qui la moda si è fatta messaggio. L’abito, ispirato alla thobe tradizionale e arricchito dal tatreez, il ricamo palestinese tramandato di generazione in generazione, ha trasformato il red carpet in uno spazio narrativo. Un modo per preservare la storia attraverso il design contemporaneo.
Eleganza araba contemporanea: Marmar Halim per Maura Higgins
A completare questo racconto sartoriale, la presenza della designer egiziana Marmar Halim, con base a Dubai. L’abito nero indossato da Maura Higgins, impreziosito da un dettaglio dorato, ha incarnato un’eleganza moderna, essenziale ma potente. È l’espressione di un fashion system arabo che guarda al futuro senza rinunciare alla propria identità.
Il ponte estetico tra Italia e MENA
Perché questo fenomeno è così rilevante nel dialogo tra Italia e regione del MENA? La risposta risiede in una sensibilità artigianale condivisa, cura del dettaglio e rispetto per i materiali. L’Italia, con la sua tradizione manifatturiera d’eccellenza, trova nei designer del Golfo partner naturali, che spesso scelgono tessuti italiani o collaborano con fornitori storici del Made in Italy. Questa affinità va oltre la moda, emergendo anche nel design d’interni, dove le ville di Dubai e Riyadh riflettono la stessa attenzione a luce, proporzioni e materiali nobili come marmi, sete, metalli dorati, che caratterizza le silhouette dei red carpet. Una continuità estetica tra abito e spazio, in cui entrambi diventano progetti da vivere, che dialogano con chi li osserva e li abita. In questo scambio, il Made in Italy non è solo materiale, ma linguaggio condiviso, ponte tra mondi diversi che parla di raffinatezza, creatività e visione globale.

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