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La mostra Bedayat: Beginnings of the Saudi Art Movement svela opere inedite e archivi storici, celebrando l’audacia creativa che ha gettato le basi del moderno ecosistema dell’arte contemporanea. Un viaggio nel cuore della storia artistica saudita per scoprire i pionieri che, tra gli anni ’60 e ’80, hanno trasformato la cultura visiva del Regno.

Non è necessario essere profondi conoscitori della realtà mediorientale per cogliere la profonda trasformazione culturale in atto in Arabia Saudita. In questi anni, il Regno sta riscrivendo la propria narrazione globale. Un contesto di ritrovato fermento, in cui Riyadh si prepara ad ospitare la mostra Bedayat: Beginnings of the Saudi Art Movement presso il Museo Nazionale dell’Arabia Saudita. Un viaggio-documentario nel cuore pulsante della creatività saudita.

La mostra aprirà i battenti il 27 gennaio e resterà visitabile fino all’11 aprile 2026. Organizzata dalla Visual Arts Commission, l’esposizione punta i riflettori sui decenni formativi che vanno dagli anni ’60 agli anni ’80, un periodo di trasformazioni sociali ed economiche radicali per il Paese. Esaminerà come gli artisti abbiano risposto, seppur con mezzi a disposizione limitati, con un profondo senso di determinazione e spirito di sperimentazione.

Ciò che rende Bedayat un appuntamento imperdibile è il rigore scientifico che ne sta alla base. Il risultato di un lavoro di ricerca imponente che include:

  • oltre 80 visite sul campo;
  • 120 report dettagliati sugli artisti;
  • 50 interviste approfondite con i protagonisti dell’epoca.

Grazie alle testimonianze dirette è stato possibile ricostruire un’epoca in cui, a fronte della carenza di spazi espositivi e di percorsi accademici strutturati, gli artisti hanno dovuto contare sulla propria iniziativa per creare comunità e piattaforme dove far conoscere il proprio lavoro.

La visione di Qaswra Hafez, un ponte tra radici e contemporaneità

La guida scientifica e artistica di Bedayat è affidata a Qaswra Hafez, una delle figure più influenti del panorama culturale saudita. Fondatore della celebre Hafez Gallery di Jeddah, Hafez non è solo un curatore, ma un profondo conoscitore e collezionista che ha dedicato anni alla riscoperta dei pionieri locali. La scelta di affidare a lui la curatela di Bedayat non è casuale, poiché Hafez incarna il ponte perfetto tra il passato e il futuro dell’arte del Regno. Grazie alla sua esperienza nel mercato internazionale e alla sua passione per la ricerca d’archivio, è riuscito a tessere una narrazione che trasforma documenti storici e opere dimenticate in un racconto vivo, capace di spiegare al pubblico contemporaneo come l’identità visiva saudita si sia evoluta ben prima dell’attuale boom globale.

Il percorso espositivo: tre sezioni per capire il modernismo saudita

L’esposizione raccoglie dipinti, sculture, opere su carta e preziosi materiali d’archivio. Il percorso è strutturato in tre atti fondamentali:

  1. Le fondamenta del movimento moderno, un’analisi di come l’iniziativa dei singoli artisti e il supporto statale abbiano lavorato in tandem per creare una scena emergente.
  2. Correnti di modernità, un’esplorazione del dialogo tra gli artisti sauditi, la vita moderna e i movimenti artistici globali dell’epoca.
  3. Pionieri del modernismo, un focus esclusivo su quattro giganti che hanno segnato la storia: Mohammed Al Saleem, Safeya Binzagr, Mounirah Mosly e Abdulhalim Radwi.

Molti dei documenti d’archivio selezionati saranno mostrati al pubblico per la prima volta in assoluto, offrendo uno sguardo completamente inedito.

Bedayat vuole essere un’esperienza viva. Parallelamente alla galleria, è previsto un fitto programma di eventi collaterali come talk e conferenze sul ruolo fondamentale dei primi insegnanti d’arte, workshop e masterclass pratiche per approfondire le tecniche dei pionieri, incontri sull’importanza degli archivi, essenziali per preservare l’identità culturale nel tempo. In un’epoca in cui l’ecosistema dell’arte contemporanea saudita si espande a ritmo vertiginoso, guardare indietro a Bedayat è fondamentale per capire dove l’arte del Regno è diretta.

Dubai si posiziona come centro globale per l’Intelligenza Artificiale, con obiettivi ambiziosi a brevissimo termine: accelerare l’innovazione tecnologica e attrarre talenti internazionali.

Che Dubai abbia intrapreso una trasformazione ambiziosa per diventare un hub globale per l’intelligenza artificiale non è più una notizia. L’Emirato sta destinando da qualche tempo enormi risorse finanziarie e intellettuali per prepararsi all’era post-petrolifera, mirando a diventare una potenza nell’IA. Diverse iniziative, piani e investimenti stanno guidando questa evoluzione, posizionando Dubai all’avanguardia nell’innovazione tecnologica globale.

Un milione di promoter di IA: un programma senza precedenti

Una delle iniziative più ambiziose di Dubai è il programma One Million AI Prompters. Lanciato recentemente, questo progetto mira a formare un milione di persone sull’IA nei prossimi tre anni, la prima iniziativa del genere al mondo. L’obiettivo è sviluppare competenze in ingegneria dell’intelligenza artificiale, una disciplina che richiede la comprensione delle potenzialità e dei limiti dei modelli di IA e la capacità di sviluppare istruzioni precise per ottenere risultati desiderati in vari contesti.

Omar Al Olama, Ministro di Stato per l’IA, l’economia digitale e il remote working, ha sottolineato l’importanza di questa iniziativa per preparare la forza lavoro del futuro e migliorare la qualità della vita attraverso l’IA. Al Olama è stato il primo al mondo a ricoprire il ruolo di Ministro di Stato per l’IA, riflettendo l’impegno degli Emirati Arabi Uniti (EAU) nel diventare leader globali nel settore.

Per promuovere ulteriormente l’Intelligenza Artificiale, Dubai ha ospitato il primo Campionato Mondiale di Ingegneria Generativa, attirando migliaia di partecipanti da oltre cento Paesi. Questo evento ha evidenziato l’ampia applicabilità dell’IA, con competizioni in categorie come la letteratura e l’arte, oltre alla codifica tradizionale.

Collaborazioni ed investimenti strategici

Gli Emirati Arabi Uniti stanno attirando l’interesse dei giganti della tecnologia globale come Microsoft, Google e IBM, che hanno partecipato al Campionato Mondiale di Ingegneria Generativa con workshop e supporto. Microsoft ha investito 1,5 miliardi di dollari in G42, una società leader nel settore dell’IA con sede negli EAU. Questo investimento rafforza ulteriormente la posizione degli Emirati come centro globale per l’IA, offrendo nuove opportunità di innovazione e crescita.

Un piano annuale per l’Intelligenza Artificiale

Dubai ha lanciato un piano annuale per l’IA, mirato a sfruttare il potenziale della tecnologia per migliorare la qualità della vita a livello globale. Questo piano prevede la nomina di un CEO per l’IA in ciascun ente governativo, la creazione di un incubatore IA e WEB3, e l’introduzione della Settimana dell’IA nelle scuole e università. Queste iniziative mirano a integrare l’IA nel sistema educativo, preparando gli studenti alle future esigenze del mercato.

Il piano include anche il lancio della Licenza Commerciale di Dubai per l’IA, destinata a sostenere lo sviluppo del settore attirando aziende e individui specializzati. Inoltre, verranno assegnati terreni per data center, contribuendo allo sviluppo di infrastrutture di prim’ordine a supporto della trasformazione digitale di Dubai.

Verso un futuro post-petrolifero

Gli Emirati Arabi Uniti, di cui Dubai è il più grande emirato insieme ad Abu Dhabi, stanno cercando di diversificare la loro economia per prepararsi all’era post-petrolifera. Entro il 2031, si prevede che il 40% del prodotto interno lordo degli EAU sarà generato dall’IA. A tal fine, stanno investendo miliardi di dollari, attirando scienziati e offrendo un sostegno massiccio alle start-up nel settore.

Il ruolo di Dubai come hub per l’IA è rafforzato da un ecosistema di innovazione che include l’Università di IA, fondata nel 2019, e il fondo sovrano Mubadala, che ha creato un fondo di IA da 100 miliardi di dollari. Questi elementi stanno creando un ambiente favorevole per lo sviluppo e l’adozione delle tecnologie IA.

“Treta”, cortometraggio italiano che utilizza l’intelligenza artificiale, vince all’AIFF di Dubai per regia e innovazione, rivoluzionando il connubio tra cinema e tecnologia.

Nell’ambito dell’Artificial Intelligence Film Festival (AIFF), tenutosi nella prestigiosa cornice di Expo City Dubai, si è distinto un cortometraggio italiano che ha riscosso un notevole successo, rivoluzionando la tradizionale percezione del cinema attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale. “Treta”, firmato dal regista italiano Francesco Siro Brigiano, ha trionfato tra oltre 500 opere cinematografiche, provenienti da 89 diverse nazioni, conquistando sia il riconoscimento per la migliore regia che l’ambito premio AI Choice, assegnato direttamente dall’Intelligenza Artificiale.

Il corto, che narra le vicissitudini di un malvagio giullare considerato il ‘re’ delle tentazioni umane, è il frutto di due anni di studi approfonditi e ricerche nell’affascinante ambito dell’arte generativa da parte del suo creatore, Brigiano. Questo lavoro pone l’accento sull’importanza e sul potenziale delle nuove tecnologie nel campo artistico, evidenziando come l’IA possa non solo sollevare questioni critiche ma anche ampliare significativamente le possibilità espressive e narrative per gli artisti e i creatori di contenuti.

La presenza di giurati del calibro di Richard Taylor, vincitore di cinque Oscar per “Il Signore degli Anelli”, e Ben Grossmann, premiato con l’Oscar per i migliori effetti speciali in “Hugo Cabret” di Martin Scorsese, conferma l’alta qualità e l’innovazione rappresentate dal festival e dalle opere in concorso. L’AIFF si pone come punto di incontro e confronto per esperti del settore, interessati a esplorare e dibattere il potenziale dell’AI nel rafforzare la narrazione creativa e nell’arricchire la creatività umana, offrendo nuovi strumenti per la narrazione, l’editing e la creazione di personaggi.

Il successo di “Treta” all’AIFF non è solo un riconoscimento del talento e della visione di Brigiano ma sottolinea anche l’importanza crescente dell’intelligenza artificiale nel cinema. Questa tecnologia, infatti, offre nuove opportunità per esplorare territori inesplorati della creatività umana, aprendo le porte a modalità espressive fino ad ora considerate impensabili.

L’AIFF di Dubai, con la sua enfasi sulla convergenza tra intelligenza artificiale e creatività cinematografica, si conferma come un evento all’avanguardia, promuovendo una visione progressista del cinema che abbraccia le tecnologie emergenti per esplorare nuove frontiere della narrazione visiva. In questo contesto, “Treta” emerge non solo come un’opera di successo ma come simbolo dell’evoluzione del cinema nell’era digitale, dimostrando come l’arte generativa e l’intelligenza artificiale possano arricchire e amplificare la voce e la visione dei creatori.

Ahmed Mater e Armin Linke catturano l’essenza del Futurismo Saudita nella loro innovativa mostra alla Biennale d’Arte di Diriyah, offrendo uno sguardo rivoluzionario sul futuro dell’Arabia Saudita attraverso l’obiettivo della fotografia e dell’esplorazione.

Nell’ambito della Biennale d’Arte Contemporanea di Diriyah, inaugurata il 20 febbraio 2024, gli artisti Ahmed Mater e Armin Linke hanno dato vita ad un’esplorazione visiva rivoluzionaria del futuro dell’Arabia Saudita. La mostra, che unisce fotografia, esplorazione e riflessione critica, si posiziona al cuore di uno degli eventi più avant-garde del Medio Oriente, tenutosi nella storica Diriyah, vicino Riyadh.

Quest’anno, l’evento si distingue per la sua installazione, che assomiglia a un labirinto semi-interattivo, frutto della sinergia tra Mater, medico diventato artista, e Linke, fotografo berlinese. Insieme, hanno viaggiato attraverso l’Arabia Saudita, documentando la convergenza tra il passato e il futuro del paese attraverso lenti artistiche e critiche.

La loro opera mette in scena una narrazione visiva che attraversa dal modernismo delle città alla significatività storica e scientifica di luoghi come Dhahran e Thuwal. Adottando un approccio fotografico dinamico e spontaneo, Mater e Linke hanno creato un dialogo visivo che sfida le percezioni tradizionali, blurrando i confini tra autore e osservatore.

Un aspetto unico della loro installazione è l’uso di fogli riflettenti su cui alcune immagini sono serigrafate, permettendo ai visitatori di vedersi letteralmente riflessi nelle proiezioni del futuro saudita. Questa scelta intenzionale gioca sulla dualità di visione e auto-riflessione, offrendo un’esperienza immersiva che interpella direttamente l’osservatore.

La Biennale, che proseguirà fino al 24 maggio 2024 nel distretto JAX di Diriyah, si annuncia come un appuntamento fondamentale per chi è interessato all’intersezione tra arte contemporanea e il futuro culturale e sociale dell’Arabia Saudita.

Il Culture Summit Abu Dhabi, con dibattiti, arte e innovazione, indaga l’interazione tra cultura e tempo, promuovendo soluzioni creative per una comprensione globale e armonia culturale.

Il Culture Summit Abu Dhabi ha inaugurato ieri la sua nuova edizione nella capitale degli Emirati Arabi Uniti, presentando un’agenda densa di discorsi programmatici, conversazioni creative, dibattiti e performance artistiche. Centrato sul tema “Una questione di Tempo“, l’evento di tre giorni si propone di indagare l’influenza della cultura nella costruzione di memorie condivise e di sfidare la percezione convenzionale del tempo come sequenza lineare.

Ogni giorno, il programma del Summit seguirà un sottotema specifico per analizzare come la nostra relazione con il tempo stia evolvendo, esaminare le sfide che questa evoluzione rappresenta per il settore culturale e creativo, e fornire soluzioni mirate ed efficaci. L’agenda prevederà discorsi programmatici, sessioni plenarie, tavole rotonde, conversazioni con artisti, workshop su casi di studio,, performance culturali e una mostra d’arte visiva.

Mohamed Al-Mubarak, a capo del Dipartimento di Cultura e Turismo di Abu Dhabi (DCT Abu Dhabi), ha aperto il summit sottolineando l’importanza di riflettere sul tempo e sulla cultura. Ha messo in luce come il summit non si limiti a un confronto retorico, ma miri a identificare soluzioni concrete per affrontare le problematiche globali attraverso la cultura. Secondo Al-Mubarak, raggiungere un’intesa culturale globale è fondamentale per costruire un mondo basato sulla comprensione reciproca e sull’armonia.

Il summit vede la partecipazione di personalità influenti come il poeta e filosofo siriano Adonis, che ha offerto una prospettiva critica sui rischi dell’era tecnologica moderna. Adonis ha messo in guardia contro l’eccessiva dipendenza dalla tecnologia, sostenendo che, sebbene la tecnologia possa offrire strumenti utili, non dovrebbe sopraffare la nostra natura creativa e umana. Ha enfatizzato l’importanza di vivere in armonia con la propria creatività come fonte di innovazione continua.

I principali partner globali dell’evento includono l’UNESCO, Economist Impact, il Design Museum, Google, il Solomon R. Guggenheim Museum and Foundation e la Recording Academy.

Organizzato dal DCT Abu Dhabi, il Culture Summit Abu Dhabi si conferma un evento chiave per professionisti e appassionati del settore culturale, offrendo una piattaforma internazionale per il dialogo, la scoperta e l’innovazione nel vasto campo della cultura. Con il suo impegno nel promuovere la comprensione e l’apprezzamento tra diverse culture, il summit si propone come un catalizzatore per il cambiamento positivo e la crescita culturale globale.

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